Justiça italiana determina que Pizzolato continue preso

Justiça italiana determina que Pizzolato continue preso

Ex-diretor de Marketing do Banco do Brasil foi condenado a 12 anos e sete meses de prisão Foto: Antonio Cruz / Agência Brasil
Rafael Belincanta
  • Direto de Roma

A Justiça da Itália negou, nesta sexta-feira, o pedido de liberdade provisória para o ex-diretor de marketing do Banco do Brasil Henrique Pizzolato, preso na última quarta-feira em Maranello por participação no esquema que ficou conhecido como mensalão no Brasil. A Corte de Apelações de Bologna definiu ainda que Pizzolato continue detido em Modena.

O advogado de defesa de Pizzolato, Lorenzo Bergami, confirmou, em entrevista ao Terra, que somente ele, a mulher Andrea Haas Pizzolato e o sobrinho, Fernando Grando, podem visitar Henrique Pizzolato na prisão.

Não sabemos até quando ele ficará na prisão. Precisamos encontrar novos elementos para poder pedir a substituição da medida cautelar”, afirmou Bergami. O advogado, como já havia antecipado na quinta-feira, confirmou que seu cliente não deu consentimento para sua extradição ao Brasil.

“Ele se apresentou como cidadão brasileiro e italiano. Falou todo o tempo em italiano e reiterou que não quer ser extraditado”, acrescentou Bergami. A Justiça brasileira tem menos de 40 dias para apresentar os autos do pedido de extradição ao Ministério da Justiça italiano.

“De acordo com meu cliente, o processo no Brasil não foi administrado de maneira correta. Ele acredita que seja um processo de caratér político e reitera que não cometeu os crimes pelos quais foi condenado”, declarou Bergami  à agência italiana Ansa.  Esta é a razão explicada aos juízes da Corte de Apelação de Bolonha para a fuga de Henrique Pizzolato do Brasil. O advogado disse ainda que seu cliente “está muito sereno e tem muita confiança na justiça italiana”.

http://noticias.terra.com.br/brasil/politica/julgamento-do-mensalao/justica-italiana-nega-liberdade-provisoria-a-henrique-pizzolato,dfacc5a878c04410VgnVCM4000009bcceb0aRCRD.html

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Advogado de Pizzolato diz que cliente não vai aceitar extradição

Advogado de Pizzolato diz que cliente não vai aceitar extradição

O ex-diretor de Marketing do Banco do Brasil, Henrique Pizzolato, preso na Itália com documentos do irmão morto.

O ex-diretor de Marketing do Banco do Brasil, Henrique Pizzolato, preso na Itália com documentos do irmão morto.

ebc.com.br

A primeira audiência de Henrique Pizzolato diante da Corte de Apelação de Bolonha deve ser marcada nos próximos dias, como explicou seu advogado, Lorenzo Bergami, em entrevista exclusiva à Rádio França Internacional. O ex-diretor de marketing do Banco do Brasil, era o único dos 25 condenados do processo do mensalão foragido no exterior.

“Ainda na sexta-feira ou no máximo na segunda, Pizzolato será convocado diante da Corte de Apelo para verificar sua identidade real e para seja feita uma simples pergunta: se ele aceita ou não ser extraditado para o Brasil”, explicou Bergami. “Caso aceite, o processo é concluído e ele será entregue às autoridades brasileiras”, acrescentou. Mas o advogado afirmou que seu cliente, na sua faculdade de cidadão italiano, já declarou que deseja ser julgado na Itália.

Henrique Pizzolato prefere ser julgado na Itália, diz advogado

06/02/2014

“Ele já disse que não pretende dar o consenso para a sua extradição”, disse Bergami. Segundo o advogado, nesse caso, a tramitação poderá se arrastar por semanas. “Se ele não aceitar a extradição, abre-se um processo no qual, em primeiro lugar, serão envolvidos os ministros da Justiça brasileiro e italiano”, explicou. “A Corte de Apelação de Bolonha, por sua vez, analisará os pedidos do ministério, para saber se existem os pressupostos para que Pizzolato seja extraditado”, concluiu.

Falsa identidade

Henrique Pizzolato, de 61 anos, que estava foragido desde novembro de 2013, foi detido na quarta-feira pela polícia italiana na cidade de Maranello. Entre os documentos encontrados, no momento da prisão, estavam um passaporte brasileiro e carteiras de identidade falsas, todos em nome Celso Pizzolato, irmão do ex-diretor de marketing do BB, morto há mais de 30 anos.

A condenação de 12 anos e 7 meses no Brasil é um grande argumento que pode ser usado pelas autoridades brasileiras. Contudo, em Roma, o Ministério da Justiça ainda não registrou nenhum pedido de extradição de Pizzolato por parte da Justiça brasileira. Enquanto a data de apresentação diante da Corte de Apelação não é estipulada, Henrique Pizzolato segue detido na “Casa Circondariale”, em Modena.

20 anni fa l’accordo di pace per il Mozambico, promosso da Sant’Egidio. La testimonianza di Andrea Riccardi



Il Mozambico festeggia, oggi  (4/10/12) il 20.mo anniversario dell’accordo di pace che mise fine alla quasi ventennale guerra civile, esplosa all’indomani dell’indipendenza dal Portogallo. I vescovi locali, in una nota inviata all’agenzia Fides, ricordano il contributo dato dalla Chiesa per mantenere viva la speranza del popolo, anche nei momenti più bui della guerra. A festeggiare con grande partecipazione questa ricorrenza è la Comunità di Sant’Egidio, che portò avanti la mediazione tra il governo di Maputo e la guerriglia della Renamo. Una mediazione lunga ben due anni e tre mesi, articolata in 11 sessioni di lavoro. Rafael Belincanta ha ripercorso quella straordinaria iniziativa di pace con uno dei protagonisti, il ministro Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio:RealAudioMP3 

R. – Io ci ho sempre creduto. Penso che con don Matteo Zuppi siamo stati gli “architetti” dell’avvicinamento tra le due parti che non si parlavano. Erano due parti che davvero non si parlavano! Quando all’inizio dell’incontro le due parti si dovevano chiamare, il grande rischio era che gli uni dicessero agli altri “signori banditi armati” e quelli rispondessero: “governo illegittimo”. Queste erano le “posizioni culturali” da cui ci si muoveva. C’era un problema di avvicinamento della Renamo. Fu molto importante un viaggio di don Jaime Gonçalves a Gorongosa per parlare con Dlakama (leader della Renamo ndr). Poi fu importante la venuta a Roma di Dlakama con cui io parlai. Prima parlammo con il rappresentante della Renamo a Roma e poi col presidente della Renamo, Dlakama. Fu un discorso importante, che spiegò come loro non avevano altra strada che le trattative. Quindi, ci fu una maturazione all’interno del governo Chissano, vari tentativi, il ruolo delle religioni, etc. finché noi focalizzammo su Roma e sollecitammo il governo italiano – che allora aveva un grande prestigio in Mozambico, erano tempi in cui l’Italia era molto presente in Africa e aveva un grande prestigio in Mozambico – a nominare un suo rappresentante che fu Mario Raffaelli.

D. – Per quanto riguarda il ruolo della Chiesa, lei ha parlato dell’arcivescovo di Beira, don Gonçalves… E’ stata decisiva anche la partecipazione della Chiesa per questo accordo di pace?

R. – Io ricordo che don Jaime Gonçalves ebbe un bel ruolo, all’inizio soprattutto. Distinguerei tra il suo ruolo personale e quello della Conferenza episcopale che fu molto minore, veramente molto minore. Ci fu un suo ruolo all’inizio e sostanzialmente don Jaime dette alla Renamo la garanzia che quei negoziati non erano fatti per incastrarla. Quelli della Renamo non erano “stupidi” e sapevano che l’Italia era “amica” del governo e quindi la Chiesa e la presenza di don Jaime avevano la funzione di garantirli nell’équipe di mediazione. Questo fu il ruolo decisivo di Gonçalves, il quale agì a titolo personale e non come rappresentante della Conferenza episcopale mozambicana… Devo dire che un po’ i vescovi mozambicani, il cardinale di Maputo, all’inizio, prima dei negoziati, si erano un po’ mossi. Ma poi ci fu questo ruolo di Gonçalves come garanzia.

D. – C’erano voci che dicevano che prima la Chiesa poteva essere considerata “nemica” del popolo…

R. – I rapporti tra il governo mozambicano e la Chiesa cattolica erano pessimi. Gonçalves stesso era stato imprigionato per alcuni giorni, avevano avuto fortissime limitazioni… I rapporti migliorarono quando con la Comunità di Sant’Egidio prendemmo l’iniziativa di far incontrare Gonçalves con il segretario del partito comunista italiano, Enrico Berlinguer. Enrico Berlinguer incontrò due volte Gonçalves, ascoltò a lungo qual era la situazione e intervenne personalmente presso la Frelimo (che sosteneva il governo ndr) per un cambiamento della politica religiosa della Frelimo stessa.

D. – Vuole dire che nessuno credeva che un’entità al di fuori del Mozambico stesso poteva dare inizio a un accordo di pace, come ha fatto sant’Egidio?

R. – Nessuno ci credeva e fu il bisogno delle due parti, del governo e della Renamo, a portarci a questa conoscenza, a questo accordo e a questo ruolo. Devo dire che fu molto importante l’impegno di don Matteo Zuppi che fu un appassionato negoziatore per due anni; lo fu lo stesso Raffaelli. Si creò un’équipe tra noi quattro, soprattutto tra noi tre italiani, molto unita e molto forte. Devo segnalare che fu molto bravo l’ambasciatore italiano a Maputo, Incisa di Camerana, il quale prese lui stesso grandi responsabilità. L’Italia sentì questo accordo a tratti. Erano momenti politici difficili, ci fu un interessamento forte in una fase di Andreotti, in altri momenti meno. Ma poi ci fu un’attenzione della comunità internazionale molto importante e l’attenzione degli Stati Uniti. Io ricordo qui l’ambasciatore Usa, Cameron Hume. I negoziati di Roma furono visti dall’opinione pubblica come una cosa singolare: cos’era questo antico palazzetto di Trastevere dove entravano ogni giorno due gruppi di africani, dove si svolgevano lunghe trattative, lunghi silenzi, difficoltà? Insomma fu una cosa di grande interesse e originalità! Qualcuno ironizzò… Ricordo che “Le Monde” disse: i negoziati vanno a rilento tra ottimi ristoranti romani e antiche basiliche. Però si arrivò all’accordo. Perché? Perché prendemmo tempo, perché avemmo pazienza. C’erano molte pressioni per fare presto, ma le due parti dovevano maturare, in particolare la Renamo doveva passare dalla lotta armata alla lotta politica. C’era un salto da fare.
http://it.radiovaticana.va/news/2012/10/04/20_anni_fa_l’accordo_di_pace_per_il_mozambico,_promosso_da_sant’egidio/it1-626907

 

 

20 anos depois da paz, democracia ainda deve crescer em Moçambique

MInistro italiano da Cooperação Internacional, Andrea Riccardi

Opinião é de Andrea Riccardi, fundador da organização católica Comunidade de Santo Egídio e um dos mediadores do Acordo Geral de Paz de 1992. Riccardi falou com exclusividade à DW: “Não existem ameaças como no passado”.

No próximo dia 4 de outubro, feriado nacional em Moçambique, serão comemorados os 20 anos da assinatura do Acordo de Paz entre os antigos rebeldes da RENAMO e o governo da FRELIMO, que se opuseram numa guerra civil que durou 16 anos.

Revendo o Boletim oficial da República de Moçambique publicado no dia 14 de outubro de 1992 – documento que oficializou a paz no país – o hoje ministro italiano da Cooperação Internacional, professor Andrea Riccardi, que junto com a equipe de mediadores da Comunidade de Santo Egídio ajudou a criar o Acordo Geral de Paz de Moçambique 20 anos atrás, conta que jamais deixou de acreditar que o fim do conflito civil fosse possível: “Eu sempre acreditei. Penso que, junto com Dom Matteo Zuppi, fomos os arquitetos da aproximação entre as partes que não se falavam”, disse o fundador da Santo Egídio, em entrevista exclusiva à DW África.

De um lado, estava o governo da Frente de Libertação de Moçambique, FRELIMO, do então presidente Joaquim Alberto Chissano. De outro, a Resistência Nacional Moçambicana, RENAMO, de Afonso Dhlakama.

O ex-mediador Andrea Riccardi levanta hipóteses sobre o que poderiam ter pensado ambas as partes antes da primeira ronda de negociações: “Grande era o risco de que um [FRELIMO] dissesse ao outro: ‘Senhores bandidos armados’ e os outros [RENAMO] dissessem: ‘governo ilegítimo'”.

Na época das negociações de paz, que duraram cerca de dois anos, um personagem fundamental conseguiu superar a resistência de aproximação da RENAMO: Dom Jaime Gonçalves, Bispo da Beira, como lembra Riccardi: “Foi um discurso importante para explicar à RENAMO que eles não tinham outra saída a não ser negociar. Depois, houve também um amadurecimento por parte do governo de Chissano”, disse o atual ministro italiano da Cooperação Internacional.

Diplomacia italiana

Uma decisão chave dos mediadores da Santo Egídio, uma comunidade de leigos católicos com sede na Itália, que durante dois anos e três meses negociou a paz em Moçambique, foi envolver a diplomacia italiana. “Solicitamos ao governo italiano – que na época tinha um grande prestígio em Moçambique – a nomear um representante, que foi Mario Raffaelli”.

Fundador da Comunidade de Santo Egídio, Andrea Riccardi foi um dos mediadores do Acordo Geral de Paz de 1992...Fundador da Comunidade de Santo Egídio, Andrea Riccardi foi um dos mediadores do Acordo Geral de Paz de 1992…

Mas se a comunidade internacional já começava a olhar com atenção as tentativas para terminar a guerra civil, que desde 1976 tinha devastado o país, internamente Moçambique tinha alguns conflitos que impediam o país avançar à tão sonhada estabilidade. “As relações entre o governo moçambicano e a Igreja Católica eram péssimas e só melhoraram quando eu, junto com a Comunidade de Santo Egídio, tomei a decisão de promover um encontro entre Dom [Jaime] Gonçalves e o secretário do Partido Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, que interveio pessoalmente junto à FRELIMO para que esta promovesse uma mudança na sua política religiosa”, explicou Riccardi à DW África.

Apesar de todos os esforços, em Moçambique quase ninguém acreditava que uma organização não governamental internacional pudesse ajudar a estabelecer os rumos de um futuro sem guerra.

“Foi a necessidade das duas partes, do governo e da RENAMO, que levou a Comunidade de Santo Egídio a desempenhar este papel para criar um acordo. A opinião pública ironizou, exerciam pressões. Mas, depois de longas tentativas, longos silêncios e dificuldades chegamos a um acordo”, relata Andrea Riccardi.

Porém, segundo ele, “as duas partes deveriam, ainda, amadurecer. Em particular a RENAMO, que deveria passar da luta armada à luta política. Havia um grande salto a ser feito”.

Perguntado se, passados 20 anos do Acordo Geral de Paz de Moçambique, Andrea Riccardi mudaria alguma coisa em Moçambique, o professor respondeu: “Acredito que um dos grandes problemas seja que a RENAMO deveria se transformar em [verdadeiro] partido de oposição para um [efetivo] funcionamento bipartidário da democracia em Moçambique. Entretanto, acredito que todos tenham respeitado os acordos: o governo e a RENAMO que jamais voltou às armas”.

Ainda olhando para o futuro, Riccardi fez uma crítica construtiva de quem ajudou a levar a paz a Moçambique: “Acredito que a democracia em Moçambique deva crescer. Mas não existem ameaças no sentido daquilo que houve no passado. Contudo, quando eu estive no Parlamento, em Maputo, e vi os guerrilheiros sentados nas cadeiras da oposição, não posso esconder que aquilo me comoveu”.

...assinado a 4 de Outubro daquele ano pelo então presidente moçambicano, Joaquim Chissano (esq.), e o líder da RENAMO, Afonso Dlhakama (dir.)…assinado a 4 de Outubro daquele ano pelo então presidente moçambicano, Joaquim Chissano (esq.), e o líder da RENAMO, Afonso Dlhakama (dir.)

Crimes a punir?

Evocando os protocolos do Acordo Geral de Paz de 1992, Riccardi respondeu à questão sobre se os crimes da guerra civil deveriam ou não ser investigados e tornados públicos numa Comissão da Verdade e Acolhimento.

“Moçambique fez outra escolha: a anistia. Esta foi a escolha de Moçambique porque os crimes e as violências foram praticados por ambos os lados. Temos que esperar os moçambicanos do futuro”, avalia.

Interesses económicos

Para este futuro, Riccardi acha que a democracia em Moçambique ainda precisa crescer, mas que “um grande bem estar está a aproximar-se. A presença da empresa petrolífera italiana [ENI, que estuda descobertas de gás natural na bacia do Rovuma, em Cabo Delgado, no nordeste do país] é algo a ser considerado. Há um grande crescimento de interesses económicos e a sociedade deve harmonizar-se com isso”.

Interrogado sobre se esta é uma visão do ministro italiano da Cooperação Internacional, Riccardi disse não saber: “É uma visão de um grande amigo de Moçambique, que conheceu o país quando a fome o assolava, quando no mercado central de Maputo tinha somente peixe seco. Hoje, em vinte anos, a história realmente mudou”, acredita.

Por outro lado, segundo Riccardi, “existe muita pobreza em Moçambique. Existe um problema de distribuição do bem-estar, mas para criar algo diferente é preciso que uma nova sociedade crie raízes”.

Autor: Rafael Belincanta (Roma)
Edição: Renate Krieger/António Rocha