Roma, 6apr14 – Un anno fa io e la mia collega Flavie abbiamo girato un piccolo documentario quando L’Aquila ricordava 4 anni dal terremoto. Oggi, 6 aprile 2014, 5 anni dopo la tragedia, L’Aquila e’ ancora Zona Rossa. Secondo i ricercatori dell’INGV, la prevenzione contro i terremoti  e’ l’unica uscita per evitare altre vittime in un Paese sismico come l’Italia. Purtroppo, una questione assai trascurata dal governo.

I ricercatori dell’INGV hanno pubblicato un articolo speciale

Lontano da Rio, lo Stato più desiderato dai turisti è Santa Catarina

Publicado em outubro 26, 2012

 A Santa Catarina non ci andate per il mondiale di calcio nè per le prossime Olimpiadi. Avete presente la mappa del Brasile? Cercate a sud e lì troverete un Brasile diverso: Santa & Bela Catarina, come è anche conosciuto lo Stato eletto per la sesta volta la destinazione turistica più desiderata del Paese sudamericano. Per chiarire: l’anno scorso 5 milioni di turisti – 400 mila dall’estero – sono arrivati a Santa Catarina.

Florianopolis vista dal Morro da Cruz

La capitale, Florianópolis, è un’isola dove vivono circa 500 mila persone. Concentra bellissime spiagge e man mano è diventata la preferita degli artisti e dei calciatori per le sue feste all’Ibiza.

Già negli anni ’70 la cronaca la dipingeva come una piccola Rio de Janeiro. Ma nell’ultima decade è stata scoperta dal mondo. Il risultato: oltre ai prezzi stratosferici l’isola soffre di tutti i problemi delle grandi città: il traffico allucinante dove la gente rimane intrappolata in un sistema viario senza via di scampo – ricordo che siamo su un’isola. E quando arriva l’estate, tutto diventa ancora più caotico. La via crucis per arrivare al mare potrà sembrare infinita ma quando si arriva si capisce il perché di tanto fascino.

Sorpresa che si ripete lungo i 500 km di costa. Ma siate preparati per affrontare l’acqua fredda anche d’estate. Il litorale sud di Santa Catarina nasconde le sue bellezze: Praia da Guarda do Embaú, Praia do Rosa e la città storica di Laguna. Nella regione della Serra Catarinense, la strada della Serra do Rio do Rastro sfida i migliori autisti verso il Planalto. In inverno non vi dovete stupire se incontrate la neve. Lì è  normale, però non quando si pensa in Brasile…

A Pomerode il 80% degli abitanti parlano il tedesco

Verso Nord si trovano le città di Joinville Blumenau che fino ad oggi preservano le tradizioni degli immigrati tedeschi. A Pomerode, un piccolo paese nei pressi di Blumenau, nelle scuole il tedesco viene addirittura insegnato come seconda lingua. Dal centro dello Stato fino ai confini con l’Argentina, ad Ovest, il viaggio continua attraverso uno scenario di piccoli paesini (secondo loro), ma se paragonati con i borghi italiani sembrano grandi città. Ogni distretto preserva il suo legame con tutto ciò che gli immigrati, che siano italiani, giapponesi, tirolesi, austriaci, polacchi ecc, hanno portato con sé.

Da questo tessuto ritagliato che forma Santa Catarina non possiamo dimenticare il pezzo più importante: la sua gente. I Catarinenses sono un popolo solare malgrado tutte le difficoltà. Pian piano si stanno accorgendo che vivono in una terra benedetta da Dio e bella per natura. Questa è la ricetta del successo di Santa Catarina che fa colpo su chiunque arrivi lì.

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La Rousseff presso l’Onu: riconosciamo la Palestina

Publicado em setembro 22, 2011

Città del Vaticano – Ormai è una tradizione. Il Brasile è il primo Stato ad avere diritto di prendere la parola in aula presso l’assemblea generale dell’Onu. In ogni caso l’intervento di Dilma Rousseff, ieri a New York, è passato alla storia delle Nazioni Unite come quello della prima donna ad aver aperto il più importante vertice mondiale.

Rappresentante palestinese

“Questa è la prima volta nella storia delle Nazioni Unite che una voce femminile apre l’assemblea generale. Questa è la voce della democrazia e dell’uguaglianza che si espande da questa tribuna che ha la responsabilità di essere la più rappresentativa del mondo”, Nell’intervento di quasi mezz’ora, la Rousseff ha ribadito che il Consiglio di Sicurezza dev’essere riformato con urgenza e che il Brasile è ormai in grado di assumere un posto permanente.“La legittimità dello stesso Consiglio dipende da questa riforma. La mancanza di rappresentanza del Consiglio diventa ogni anno più preoccupante. Il Brasile è pronto ad assumersi le sue responsabilità come membro permanente”.Dopo aver rivolto la parola al Sud Sudan, il più giovane membro dell’Onu, la Rousseff ha chiarito la volontà brasiliana rispetto al riconoscimento dello Stato palestinese.” Il Brasile è pronto a collaborare con il più giovane membro delle Nazioni Unite. Anche a contribuire al suo sviluppo sovrano, ma ancora oggi rimpiango di non poter accogliere da questa tribuna, la voce piena della Palestina presso le Nazioni Unite. Il Brasile già riconosce lo Stato palestinese in quanto tale, con i confini del 1967, in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite. Come la maggior parte dei Stati Membri in questa Assemblea, riteniamo che sia giunto il tempo di vedere qui rappresentata la Palestina con pieni diritti”.Infine, la Rousseff, ha sottolineato la priorità data alle donne da parte del Segretario Generale Ban Ki-moon.“Mi compiaccio in particolare per la creazione di ‘Onu Women’ e con il suo Direttore Esecutivo, Michelle Bachelet”.

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20 anni fa l’accordo di pace per il Mozambico, promosso da Sant’Egidio. La testimonianza di Andrea Riccardi

Publicado em outubro 4, 2012

Il Mozambico festeggia, oggi  (4/10/12) il 20.mo anniversario dell’accordo di pace che mise fine alla quasi ventennale guerra civile, esplosa all’indomani dell’indipendenza dal Portogallo. I vescovi locali, in una nota inviata all’agenzia Fides, ricordano il contributo dato dalla Chiesa per mantenere viva la speranza del popolo, anche nei momenti più bui della guerra. A festeggiare con grande partecipazione questa ricorrenza è la Comunità di Sant’Egidio, che portò avanti la mediazione tra il governo di Maputo e la guerriglia della Renamo. Una mediazione lunga ben due anni e tre mesi, articolata in 11 sessioni di lavoro. Rafael Belincanta ha ripercorso quella straordinaria iniziativa di pace con uno dei protagonisti, il ministro Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio

. – Io ci ho sempre creduto. Penso che con don Matteo Zuppi siamo stati gli “architetti” dell’avvicinamento tra le due parti che non si parlavano. Erano due parti che davvero non si parlavano! Quando all’inizio dell’incontro le due parti si dovevano chiamare, il grande rischio era che gli uni dicessero agli altri “signori banditi armati” e quelli rispondessero: “governo illegittimo”. Queste erano le “posizioni culturali” da cui ci si muoveva. C’era un problema di avvicinamento della Renamo. Fu molto importante un viaggio di don Jaime Gonçalves a Gorongosa per parlare con Dlakama (leader della Renamo ndr). Poi fu importante la venuta a Roma di Dlakama con cui io parlai. Prima parlammo con il rappresentante della Renamo a Roma e poi col presidente della Renamo, Dlakama. Fu un discorso importante, che spiegò come loro non avevano altra strada che le trattative. Quindi, ci fu una maturazione all’interno del governo Chissano, vari tentativi, il ruolo delle religioni, etc. finché noi focalizzammo su Roma e sollecitammo il governo italiano – che allora aveva un grande prestigio in Mozambico, erano tempi in cui l’Italia era molto presente in Africa e aveva un grande prestigio in Mozambico – a nominare un suo rappresentante che fu Mario Raffaelli.

D. – Per quanto riguarda il ruolo della Chiesa, lei ha parlato dell’arcivescovo di Beira, don Gonçalves… E’ stata decisiva anche la partecipazione della Chiesa per questo accordo di pace?

R. – Io ricordo che don Jaime Gonçalves ebbe un bel ruolo, all’inizio soprattutto. Distinguerei tra il suo ruolo personale e quello della Conferenza episcopale che fu molto minore, veramente molto minore. Ci fu un suo ruolo all’inizio e sostanzialmente don Jaime dette alla Renamo la garanzia che quei negoziati non erano fatti per incastrarla. Quelli della Renamo non erano “stupidi” e sapevano che l’Italia era “amica” del governo e quindi la Chiesa e la presenza di don Jaime avevano la funzione di garantirli nell’équipe di mediazione. Questo fu il ruolo decisivo di Gonçalves, il quale agì a titolo personale e non come rappresentante della Conferenza episcopale mozambicana… Devo dire che un po’ i vescovi mozambicani, il cardinale di Maputo, all’inizio, prima dei negoziati, si erano un po’ mossi. Ma poi ci fu questo ruolo di Gonçalves come garanzia.

D. – C’erano voci che dicevano che prima la Chiesa poteva essere considerata “nemica” del popolo…

R. – I rapporti tra il governo mozambicano e la Chiesa cattolica erano pessimi. Gonçalves stesso era stato imprigionato per alcuni giorni, avevano avuto fortissime limitazioni… I rapporti migliorarono quando con la Comunità di Sant’Egidio prendemmo l’iniziativa di far incontrare Gonçalves con il segretario del partito comunista italiano, Enrico Berlinguer. Enrico Berlinguer incontrò due volte Gonçalves, ascoltò a lungo qual era la situazione e intervenne personalmente presso la Frelimo (che sosteneva il governo ndr) per un cambiamento della politica religiosa della Frelimo stessa.

D. – Vuole dire che nessuno credeva che un’entità al di fuori del Mozambico stesso poteva dare inizio a un accordo di pace, come ha fatto sant’Egidio?

R. – Nessuno ci credeva e fu il bisogno delle due parti, del governo e della Renamo, a portarci a questa conoscenza, a questo accordo e a questo ruolo. Devo dire che fu molto importante l’impegno di don Matteo Zuppi che fu un appassionato negoziatore per due anni; lo fu lo stesso Raffaelli. Si creò un’équipe tra noi quattro, soprattutto tra noi tre italiani, molto unita e molto forte. Devo segnalare che fu molto bravo l’ambasciatore italiano a Maputo, Incisa di Camerana, il quale prese lui stesso grandi responsabilità. L’Italia sentì questo accordo a tratti. Erano momenti politici difficili, ci fu un interessamento forte in una fase di Andreotti, in altri momenti meno. Ma poi ci fu un’attenzione della comunità internazionale molto importante e l’attenzione degli Stati Uniti. Io ricordo qui l’ambasciatore Usa, Cameron Hume. I negoziati di Roma furono visti dall’opinione pubblica come una cosa singolare: cos’era questo antico palazzetto di Trastevere dove entravano ogni giorno due gruppi di africani, dove si svolgevano lunghe trattative, lunghi silenzi, difficoltà? Insomma fu una cosa di grande interesse e originalità! Qualcuno ironizzò… Ricordo che “Le Monde” disse: i negoziati vanno a rilento tra ottimi ristoranti romani e antiche basiliche. Però si arrivò all’accordo. Perché? Perché prendemmo tempo, perché avemmo pazienza. C’erano molte pressioni per fare presto, ma le due parti dovevano maturare, in particolare la Renamo doveva passare dalla lotta armata alla lotta politica. C’era un salto da fare.
http://it.radiovaticana.va/news/2012/10/04/20_anni_fa_l’accordo_di_pace_per_il_mozambico,_promosso_da_sant’egidio/it1-626907

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Il neo direttore Fao, Graziano da Silva: la riforma dell’agenzia tra le priorità

Publicado em junho 27, 2011
José Graziano da Silva, ex ministro brasiliano della sicurezza alimentare, è il nuovo direttore generale della Fao, il primo dell’area latinoamericana nella storia dell’organismo Onu, fondato nel 1945. Graziano è stato eletto ieri a Roma nell’ambito della 37.ma Conferenza biennale della Fao, che si protrarrà fino al 2 luglio con un programma ricco di appuntamenti significativi. Il servizio di Marco Guerra.Con 92 voti a favore, contro gli 88 ottenuti dal rivale spagnolo Miguel Angel Moratinos, il brasiliano Josè Graziano da Silva ha ottenuto la carica di direttore generale dell’Organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura. L’ex ministro brasiliano della Sicurezza alimentare ha contato sull’appoggio degli elettori latinoamericani, di quelli africani e dei Paesi in via di sviluppo. Un sostegno motivato anche dai risultati da lui ottenuti nel programma di lotta alla fame, varato dal governo Lula nel 2001, che ha ridotto del 25% la malnutrizione in Brasile. Sul significato di questa elezione, lo stesso Josè Graziano da Silva è stato intervistato dal collega della redazione brasiliana, Rafael Belincanta(parole in portoghese)
“Io penso che questa elezione rappresenti anche la forza di un Paese emergente, che ha tanto da dire quando si affrontano temi come quelli relativi all’agricoltura, allo sviluppo rurale, alla lotta alla fame e che cerca di sviluppare politiche sociali. Ma rappresenta anche la forza di quelle idee-chiave che prima non erano completamente accettate, ma che oggi invece fanno parte degli obiettivi della Fao. Finora, alla Fao, vi erano fortissimi dubbi riguardo alla lotta alla fame e se tutto questo potesse essere attuabile e realizzabile, così come riguardo allo stesso slancio e alla collaborazione fra i Paesi dell’Emisfero Sud. Adesso c’è il convincimento che questi Paesi del Sud del mondo possano contribuire, in collaborazione fra di loro, soprattutto quando si parla di agricoltura tropicale e di lotta alla fame”.

Accelerare sulla riforma giù in atto della Fao per rendere più efficiente la sua azione e rinforzare la cooperazione tra i Paesi del Sud del mondo, saranno i punti principali dell’agenda di questo mandato. Su questo tema sentiamo ancora Graziano da Silva:(parole in portoghese)
“Ora abbiamo bisogno di accelerare questo processo e di intensificare alcune azioni, mirate soprattutto laddove appare più necessario e quindi anzitutto nei Paesi più poveri. Credo che abbiamo imboccato la strada giusta”.

Il neo direttore della Fao entrerà in carica a partire dal primo gennaio del 2012. Fino a fine anno, continuerà a reggere la barra della Fao il direttore uscente, Jacques Diouf, che sabato scorso, in apertura della Conferenza biennale, ha proclamato l’eliminazione della peste bovina scoprendo una targa celebrativa. L’eliminazione della malattia che colpisce i ruminanti, causando miseria e carestia, sarà sancita domani con l’adozione di una Dichiarazione da parte di tutti i membri dell’organizzazione. Il programma della Conferenza include inoltre la firma di una “Dichiarazione di intenti sulla cooperazione programmatica” ai fini della sicurezza alimentare e dell’assistenza alimentare umanitaria, tra Commissione Europea, Fao, Ifad e Programma alimentare mondiale (Pam). 
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